In barba alla noia
Restate tranquilli: non son che postille!
Ci sarà una poesia anche per te
Tu lo sapevi
che una tortora non fa primavera?
Sì, che lo sapevi
sulla torre, avviluppato ai tuoi pensieri
signor Marchese
di rosso vestito.
In fondo non sei stato
che un ciclo della mia vita.
Ed io, fatta di sguardi io,
sderenata e affranta
come chi tace per non parlare,
quando parla Agnesi.
Se bastasse una sola canzone
potremmo incontrarci al Roxy Bar
come le star,
ma tu ormai giusto a Meteore.
In più, la falda acquifera
che ci divide
è di letame vestita
e non voglio rovinarmi le extension.
Che ne sarebbe poi
della ricostruzione delle mie unghie?
Ma negli anfratti
di un autogrill sulla Roma-Napoli
dove c’incontravamo di nascosto,
consumando Rustichelle
tu mi baciasti la prima volta
con la ruchetta tra i denti
ed io, fatta di sguardi io, m’innamorai
non so se di te o del panino
ancora non l’ho capito.
Però finché non ti farai investire
dal camper di Stranamore
come pegno d’amore
non c’è cosa,
né per me, né per la tua assicurazione sulla vita.
Che poi dipende, tutto dipende
da che punto ti guardo Armando tutto dipende
se dal doppio mento, dal culo sbilenco
o dai peli che fuoriescono dal naso.
Così, ti ergo questa torre di versi,
sperando che tu possa sanare
il mio bisogno d’amore di Swaroski,
Paciotti, un anno di solarium e poi te lo dico,
senza dimenticare ogni tanto una trombata
sempre se je la fai.
Altrimenti non ti preoccupare
che Svetlano il giardiniere
è una persona cordiale,
pare che a lui la pompa dell’acqua
je regga benissimo.
O in caso contrario
ci sono Ulderico, Vitaliano, Rodrigo
e Faustino (l’ultimo proprio se non c’è altro).
Sappi che so che sei frocio,
mio scudiero.
Tranquillo, a quelli del Parlamento
non je lo dico,
mi abbasta una Villa sulla Cassia
dove mantenere il segreto
e comparirò al tuo fianco
in ogni pubblica occasione.
Ma non stavi in una lista di sinistra?
Citazioni (Semi)famose
“Ho origini greche”
“Hai parlato con tuo nonno?!”
“No, l’ho letto su internet”
“Ho scoperto una sala da the bellissima sulla tiburtina, i tavolini danno su una vetrata ampia e luminosa…”
“Ma non sarà mica quella con vista sul carcere di Rebibbia?!”
“Sì, brava!”
“Tutto fumo e niente arrosto” disse Bob Marley
“Sai cos’è un uomo solo?”
“Uno che non perde tempo a dividere il conto al ristorante”
“Ho un tumulto dentro, ma fuori non si muove niente”
“Vabbè, tanto aerobica c’è domani”
“Sto preparando una sfilata sul culto del bello”
“Dove la fai?”
“Alla sagra delle mele cotogne”
“Ho scelto il divano letto per quando verrai a trovarmi”
“E la casa dove metterlo quando la scegli?”
“Ma stava in offerta!”
“Di dove sei?”
“Di qua vicino, Mio Malgrado”
“E in che nazione si trova?!
“Mi scrivi sul giornale che vendo cuccioli di pastore?”
“Mica scrivo su portaportese!”
“Quando nel negozio in cui lavori, viene a fare acquisti Tiberio Timperi, capisci che il tuo è davvero un lavoro di merda”
“Porca sì, ma donna!”
“C’ho lo spleen!”
“E che è?! Lo sai che non so tecnologica!”
“Sorridi anche quando sei triste, tuttavia non ti chiami Pippo Franco” Jim Morrison
“Jim Morrison, non avrebbe mai detto Tuttavia!”
“Sto studiando L’Arano, mica faccio l’Agrario”
“Anche perché sennò era l’Aratro!”
Alla ricerca di Dio
Aeroporto di Ciampino, ore 9.30 a.m. in fila al check in
Marta: Dopo questo viaggio cambierà tutto, te ne rendi conto? Al ritorno, le nostre vite non saranno più le stesse. E’ la scelta necessaria per essere felici. Gaetano, certi percorsi sono necessari, non si può dire no alle sfaccettature del destino.
Gaetano: Oh, Marta cara faremo come dici. Andremo in Sicilia e porteremo a casa tante granite, ne nascerà un business… Spero tanto diventerai la paladina del surgelato, come tuo padre chiese sul letto di morte.
Marta: Che intuitore! Capì subito la svolta dei –quattro salti in padella- e ora io ho pensato alle granite!
Gaetano: Faremo studiare il prodotto ai cinesi e vedrai, entro una settimana saranno in grado di riprodurlo altrimenti…
Marta: Altrimenti cosa, mio merluzzo panato?
Gaetano: Oh tellina mia, altrimenti li rinchiuderò di nuovo nelle gabbie come polli da batteria!!!
Marta: Non ti scaldare, è grazie a loro se siamo diventati ricchi, tutti sanno che il nostro pollo “3 minuti” è il piatto più amato dai bambini!
Gaetano: Perdonami, se sono stato scortese con loro.
Un uomo di età indefinita, con barba e capelli bianchi, si avvicina sgomitando.
Uomo età indefinita: Fatemi passare!
G & M: ma che maniere sonooo!
U.E.I. Chiudete il becco!!! ( Quanto state leggendo è un film americano, quindi anche se nessun italiano userebbe mai la suddetta espressione, noi siamo soliti tradurre così )
Marta: Ma chi ti credi d’essere!
U.E.I Sono Dio!
Marta: e io sono Moana Pozzi!
U.E.I me lo sentivo che era ancora viva.
Gaetano: Ma questo è matto!
U.E.I. Fate attenzione increduli! E tu Marta, guarda che ti brucio il castagneto!
Marta: Gaetà che je ce scoppiasse un furmine, ma questo edè paesano nostro! Li piasse ‘ncorpo su ppe ‘o collo! E’ de Caprarola!! Ma come dé che non li somigli a Mc Gyver?!
U.E.I Basta santo Dio! Sono DIOOOOOOO!
Le vetrine dell’aeroporto vibrano e il muro si sgretola lasciando uscire tutti i rumeni senza permesso di soggiorno, lì nascosti, in attesa di un momento come questo. Gaetano, preoccupato, guarda nel vuoto: teme di essere punito per aver detto quella cattiveria sui polli poco fa.
Marta a Dio: Vabbè non te scallà tanto! Le si brutto peròòò!
U.E.I. alias Dio: Guarda che l’uomo è lo specchio di Dio!
Marta: e se sarà rotto!
Dio: Questo spiega perché avete la disgrazia addosso.
Marta: Non ti facevo così superstizioso!
Dio: i miei sono di Napoli
Un’esistenzialista, in fila, non può fare a meno di intervenire
E: Dunque Dio, sei di Napoli, sappiamo qualcosa in più finalmente… Allora mi vuoi dire che non è vero nemmeno che la religione è l’oppio dei popoli? Soprattutto, che c’è dopo la morte? Che senso ha la vita? Qual è il motivo per cui esisto?
Dio: Vorrei saperlo anch’io.
E lo fulmina
Marta: LLe si cattivo!!
Gaetano bisbiglia a Marta: porta rispetto, ricordati che può moltiplicare il pesce! Potremmo fare soldi a palate, lo mettiamo al posto dei cinesi…
Dio: Posso sentirti idiota! Ma cosa credete che sia facile essere me, mi invocano, mi bestemmiano! “Dio fammi guarire” “Dio, fammi vincere” “Oh Dio, Oh Dio, vengoo!” E poi francamente non ne posso più di apparire ovunque…
Padre Pio scende dal bazar dei souvenir, lo guarda e dice: “Povera stella” poi, senza aggiungere altro, torna al suo posto giusto perché è buono di cuore.
Marta: Allora sei proprio Dio!
Dio: sì, perdio!
San Tommaso: Mi dispiace, ma io se non vedo, non credo!
Si avvicina una ragazza dello stand AMPLIFON alle loro spalle
R: mi dispiace, ma questa è la settimana di prevenzione gratuita per l’udito, non possiamo proprio aiutarla
S.T. Dio, allora io me ne vo, statte bene eh!
Per peggiorare la situazione alla bagaglino compare Pippo Franco, Dio lo guarda e urla:
Guarda, non aprì nemmeno bocca che già t’ho fatto campà abbastanza a te!
Pippo Franco scompare nell’etere, faticando un po’, perché il naso si incastra di tanto in tanto. Peccato, perché ci avrebbe stupito tutti: era vestito da donna. Per sedare gli animi, dal regno dei cieli, giunge Ponzio Pilato. Si avvicina alla coppia e tenta di calmarli con calorose pacche sulle spalle.
P.P. Che è successo? Cos’è questa agitazione?
La sua gentilezza viene interrotta, dal puzzo di pesce fracico che emana Gaetano. Ponzio Pilato, attraversato da conati di vomito, corre al gabinetto a lavarsi le mani.
Dio: Non c’è niente da fare, non cambierà mai.
Marta: Dio, ma perché stai qui, perchééééé?!
Si dimena fino a svegliarsi, è nel suo letto con suo marito. Per tranquillizzarsi, sgranocchia un sofficino che tiene sempre sul comodino per momenti come questo.
Marta pensa: Che strano sogno, certo però… Moltiplicare i pesci… Gaetà!!
Gaetano si sveglia d’improvviso: EHHHH!!!
Marta: prendi le pagine gialle!
Gaetano: Perché??!
Marta: Cerca Dio, poi ti spiego!
Vieni a fare un giro in libreria
“E Mooo?!”
La vita di una ragazza dopo il diploma.
“Ma proprio oggi”
Cronaca ospedaliera di un incidente, avvenuto proprio quando, si era deciso di spostare la data della ceretta. Il lamento di una donna, il tagliaerba di un infermiere.
“Col culo per terra”
La prospettiva di un dipendente Alitalia.
“Senza testa”
La biografia di Flavia Vento.
“Non lasciamoli per un peto”
Cento consigli per salvaguardare la vita di coppia
“L’aratro”
Manuale di sopravvivenza post laurea in scienze della comunicazione.
“Una voce sprecata” “E vabbè, me lo potevano dì prima” “Sti cazzi tanto me faccio il myspace e canto là”
La straordinaria trilogia sui provini di X-Factor di Guglielma Persichetti.
“Cento colpi di vanga”
La porno-bio di Eusebia la contadina, classe 1963.
Un giorno incredibilmente perfetto
Italiani! Cristofaro è morto stamattina, grande lo sgomento e inesauribile la serie dei: “non me l’aspettavo, eppure more sempre verso marzo”. Il giovane trentatreenne, investito da una paracadutista della Lines, illesa grazie all’atterraggio di fortuna sul fedele assorbente compagno di mille avventure, ( eh, ma questa je mancava ) ha riportato dapprima ferite alle mani ( e fin qui tutto bene, era preparato ) non ha resistito al trauma provocato dalla croce, che soleva portare in spalla. Ansa: Ozpetek, ha telefonato nel pomeriggio dal gasometro, mostrandosi interessato ai diritti della Tribbia per una futura rivisitazione dove Cristofaro sarà un segretario dell’arcigay, anzi no un vescovo, anzi no un vescovo gay, anzi no un militare dell’esercito di quelli che pattugliano via Nomentana, anzi no un militare gay, anzi no un militare gay e pure ebreo, anzi no il cantante degli zeta zero alfa che non è antisemita ma un giocatore nero nella nazione under 21 è ridicolo. Torniamo a Ozpetek, Isabella Ferrari sarà la vergine non praticante ( cit ) e Serra Ylmaz qualcosa farà. La madre chiusa nel dolore, ricorda l’ultima conversazione con il figlio: “ma quando cazzo te li tagli ‘sti capelli!” e aggiunge: “finalmente posso tornare a fare la spesa, non sapevo proprio come fa i punti per il servizio de piatti… e co’ quello solo pane e pesce manco avessi partorito sampei!” Il premier, ha inviato un telegramma di cordoglio alla famiglia: “è colpa della sinistra” Il sindaco della città Ahchedanno ha donato alla famiglia una croce simbolica strappatosi dal collo, poi si è messo in posa per i giornalisti a petto nudo, mentre falciava il grano dal marciapiede di Via Tiburtina.
Noi, i ragazzi di Tartufelli
Flick, io e Flack trascorrevamo il nostro tempo giù al molo da Tartufelli Mario, l’unica taverna della zona. Certe sere da Tartufelli facevamo le 3, e che musica c’era quando suonava Ernesta La Zoppa, mancava sempre qualcosa negli assoli di batteria. Si stava bene, era un posto tranquillo fino all’arrivo dell’euro: poi non s’è parlato d’altro.
“Fausto, ti ricordi quando la benzina costava 1.900 lire?”
“Sì, Egidio”
“E ti ricordi a le pompe di Nora a 15.000 lire?”
“Eh, bei tempi!”
Flick e Flack riuscivano a digerire bene le giornate, io avevo sempre un certo malcontento almeno una volta al mese, forse perché sono una donna: è il peso della patata che mi schiaccia, quell’essere licenziata per la maternità, quell’essere mercificata sul posto di lavoro, quell’essere considerata sfornapagnotte e incapace alla guida, ricapitolando –essere donna-. Flick e Flack per darmi forza mi masterizzarono il cd di Anna Tatangelo, dicendo di prestare attenzione alla traccia che recitava: “essere una donna non vuol dire indossare solo una minigonna” Fu così che presi coraggio e indossai la tuta da meccanico, ma poco dopo realizzai quanto fosse faticoso e pesante quel mestiere per me, nonostante Flick e Flack mi pagassero una ricostruzione delle unghie a settimana, io non volevo smettere: non volevo darla vinta ai portatori di proboscide. Per godere di tutti i benefici delle pari opportunità, decisi di campare a peroni e bocce dopo il lavoro, quando il fegato iniziò a fare i capricci tornai da tartufelli: l’unico posto dove potevo sentirmi sempre a casa a discutere del tempo, dei rumeni e dei cinquanta euro che sono come le cinquantamila lire. Spesso Flick, io e Flack ci trovavamo coinvolti in risse, ormai eravamo abituati…La gente del posto doveva pur passare il tempo e un po’ per solidarietà, un po’ per non essere da meno ci prendevamo a testate tra di noi e spaccavamo bottiglie sul tavolo, tanto per aumentare il fragore poi bastava che Ernesta la Zoppa intonasse: “ le pensioni sono troppo basse” e di colpo i pugni sui denti si trasformavano in calorose pacche sulle spalle e tutti si trovavano d’accordo. Poi sono arrivati i cinesi anche qui e oggi da Tartufelli al massimo ci si comprano le mutande taroccate di Dolce e Gabbana, ma quando giro tra i reparti sento ancora il rumore dei vetri spaccati sulle teste e mi torna il sorriso… La cassiera dice:”Basta così?” e io fiera rispondo: -sì, ho già tutto-
Stile Balneare – e
Quest’estate ce ne andremo al mare per le vacanze. Un’estate al mare, voglia di remare -e, fare il bagno al largo, per vedere da lontano gli ombrelloni-oni-oni. Un’estate al mare, stile balneare con il salvagente per paura di affogare
1933 / 1945
I campi di sterminio offrono last-minute e soggiorni vantaggiosi, in mini appartamenti condizionati quanto basta. Unico requisito: essere ebrei. Piccolo strappo alla regola per omosessuali, zingari e qualche altro fortunato.
A cosa non potresti mai rinunciare?
-Ma alla libertà, no!-
7 ottobre 2006
Anna Politkovskaja muore con due colpi di pistola: uno al cuore e uno alla testa. Si spegne anima e corpo di una giornalista che denunciò l’orrore compiuto da Putin in Cecenia.
23 novembre 2006
Muore l’agente Litvinenko avvelenato dal Polonio: osò indagare sulla morte della Politkovskaja. Era contro il regime di Putin.
Luglio, 2007.
Larissa Arp è in vacanza presso un ospedale psichiatrico per aver dichiarato che nei centri per le malattie mentali viene praticato l’elettroshock ai bambini. Appartiene a un’associazione che si oppone al regime di Putin.
A cosa non potresti mai rinunciare?
Ma alla libertà, no!
Roma, luglio 2007.
Due gay si baciano davanti al Colosseo, vengono arrestati. Per i Carabinieri è atto osceno in luogo pubblico. “L’omofobia si combatte con l’educazione al rispetto delle differenze”, dice Barbara Pollastrini. Gianni Prosperini di An, è pronto a farlo, dichiarando: “Per i gay ci vuole la garrota”.
Paola Binetti della MARGHERITA, mette d’accordo tutti: “L’omosessualità è una devianza della personalità”
A che cosa non potresti mai rinunciare?
Ma alla libertà, no!
Domenica 29 luglio 2007.
Il quotidiano –Il Tempo- ha reso noto che è stata evitata la tragedia al laghetto dell’eur. Si è aperta una falla e il livello delle acque è sceso di un metro. La catena umana ha evitato il disastro ambientale. Ricordiamo le facce sudate e felici di chi ha dato l’anima, creando una diga artificiale di sacchi, per evitare la moria di migliaia di carpe, carassi e gambusie. Dal canto loro, i felici animaletti ringraziano: il resto della loro vita è al sicuro nel laghetto artificiale.
A che cosa non potresti mai rinunciare?
Ma alla libertà, no!
Da qualche parte, luglio 2007.
Il mio cane ha pisciato in camera di mio fratello: c’è ancora un barlume di speranza per l’umanità e forse la smetterò di mangiare molluschi.
A cosa non potrei mai rinunciare?
Ma alla libertà, no!
Quest’estate ce ne andremo al mare, con la voglia pazza di remare, fare un po’ di bagni al largo e vedere da lontano gli ombrelloni-oni-oni.
Carletto il tarantino
Mi faccio una foto rossa, rossa mentre guardo la finestra e fuori piove. Anzi no, me la faccio in bianco e nero dall’alto. Sul web tutti mi conoscono come –Belzebù-, carletto belzebù bucoschi. Ho un blog da due anni e da altrettanto invio hermes a ogni pulzella con parole bianche su sfondo nero. Se le parole sono cancellate so che fa per me. So che ha capito il dolore che nutro e che servo su post d’argento nelle notti di luna piena. La vita è una maledetta troia. Bang bang, sparo cazzate, bang bang ho colpito anche te. Tutti mi visitano, tutti mi amano e se non lo fanno è perché sono invidiosi del mio talento. La vita è una maledetta troia. Gente, posseggo il sacro fuoco dell’arte e pensate che non ho letto mai niente. Sono un artista anomalo, ribelle, non conforme, ho tatuaggi sulla pelle, rubo in cielo le stelle per le mie damigelle. Le invito nelle serate oscure nella mia tana, a loro piace che le chiami –puttana- e che strappi a morsi ogni sottana. La vita è una maledetta troia. Non rido mai, perché mi si forma una strana fossetta sul volto e ho paura di annegare in quello spazio di pelle, conscio che la vita non mi salverà, io gravito per raggiungere l’eternità che mi separa dall’infinito e dall’essere erudito. Sono un artista, eh già. Io scrivo, sottoscrivo, coloro con il turbogiotto nero la mia vita, non sono un cazzo di fricchettone, io so cos’è il dolore, la lacerazione, ogni giorno mi chiudo il piede nel portone. Mi ritengono il tarantino
italiano e per chi continuasse a credere che sia così, solo perché sono di taranto, si sbaglia. La vita è una maledetta troia. Ho inserito la foto di un paio di libri sul blog, e ho imparato a memoria le citazioni da wikiquote… Sono tenebroso, per certi versi avventuroso, mi piace viaggiare, scoprire, scopare soprattutto. Sono così misterioso che annoto per filo e per segno la mia giornata tralasciando solo i tornei del tiro della caccola, e i calli sul pollice per via delle ore passate con la playstation dove posso finalmente far emergere il guerriero in me. La vita cazzo, è una maledetta troia. Lo so, lo so, che vivere sfianca, in questo cazzo di mondo, in questo cazzo di posto, in questo fottuto tavolo mentre mangiamo questo cazzo di sushi, pagato da mio padre quel fottuto figlio di sua madre, consci che il giapponese rappresenti la nuova frontiera dell’attualità. Vuoi del cazzo di wasabi, fottuta puttana mia?
Il Diario di Mario P.
Mi chiamo P., Mario P. Ho deciso di mantenere anonima la mia identità ma non appena avrò raggiunto le 250.000 copie, potrai ammirarmi da Maurizio Costanzo in una sfida di limbo, perché sono maledettamente dannato. Sono fidanzato con l’editrice perché 1) sono una persona di un certo peso e lei trae giovamento dall’aggrapparsi ai maniglioni antipanico lungo la mia circonferenza 2) è fiera di stare con un casanova come me. [a quanto sembra, l’originale in uno spettacolo di magia, ha confuso i gioielli da far sparire]
Io mi sono sbattuto tutte le mejo fregne de Roma e se ancora non sono arrivato a te è perché sei della provincia. Tutto è nato quando Maria Adele, mi chiese di raccogliere le mie avventure erotiche. Non ero abituato a scrivere a macchina, così il tutto è nato da un lavoro di squadra con la mia nerchia. Quindi nel caso ci fossero errori di (S)BATTITURA, il motivo lo conoscete. Tuttavia, non giudicatelo un libro del cazzo solo per questo. Io so cresciuto co l’amichi, Tommaso chiave a croce, Giggi Er Bullo (Ndr), ma non avevo tempo per loro, poiché stavo tutto il giorno a scopà lo scopabile: tant’è vero che al folletto del kirby il brevetto gliel’ho venduto io. Me so passato tutte e ho dovuto allargà i miei confini per non cadè nell’ADULTERIO de trombamme le cinquantenni. Così feci l’unica cosa adatta a un fichetto come: aprii un banchetto di grattachecche a ostia.
La gente CAPISCONO subito la qualità. Così co na mano je facevo na granita e co quell’altra sottobanco, pure. Finché quel 20 agosto alle 23.32 accadde il fattaccio. Arrivò sta donnona, sta fetta de manzo, una padella de trippa co la salvia, na pajata de domenica, pe favvela breve: BELLISSIMA. Io ho subito addrizzato l’orecchie e non solo e lei me disse: MASCHIO, MONTA IN MACCHINA. Non me lo feci ripete du volte. Subito je salto addosso, me butto su quella quarta bella tosta, abbasso na mano e sento le Alpi, na montagna, er travertino, Tivoli Terme, er Colosseo.
Me lancio subito fori e scappo a piedi e corro e corro ma a na certa non j’ho fatta più. Da quel giorno l’orologio me s’è fermato alle 10.10 e io vado sempre un pò de fretta…
Sirver gorl è tornata
Sono la regina dei miei pisciatoni fashion blues tristezza che emano. Guardami mentre srotolo la carta igienica. Morbidezza 4 veli. 4 strati. Accendi la web cam. Sono o no il tuo sogno maldestro, inquieta regina delle caldarroste a agosto in via del corso. Transgenico. Transgenico. Infilo la testa nel water trainspotting che tanfa. Riesco. mi guardo intorno CHE ODORE. GELSOMINO saponetta maledetta profumata indelicata. Mi lavo le mani e le guardo: oh come sono maledetta, ce vorebbe na sigaretta
sarà pure ora de pulì casa. nido familiare baracca incantata delle mie vertigini speziate orientali. Mandarino. Mandarancio. Mandolino. L’acquario c’ha quer non so che de muffa ntrisa nei vetri, i pesci c’hanno er cappello da minatore co la luce per riuscì a vedè quarche cazzo là dentro. Forse. E’. Ora. Di. Pulire. Il vetro. Er marcio è ignorante, me dico. Citofono, arzo le chiappe. Anzi no me rotolo fino alla porta. Anzi no striscio. Citofonano. E n attimooo! Girlfleshiona. Introduce. Le sue cosce ambigue. In. Casa. Mia. Se metto. Il punto. Dopo. Ogni. Parola. Me. Sento. Realizzata. Sorseggiamo er tè verde. Visto che se intona co l’acquario je ne versamo na tazza. Pare che il labiale dei pesci dica proprio: li mortacci tua. Il telefono squilla. FLESCIO’ risponni mpò! C’è Gigi e la cremeria? No. Hai. Sbagliato. Numero. C’ho tutto in lavatrice. Allora pio la rete pe pescà de mi padre, ce faccio du buchi e so pronta pe annà all’alien. Fleshona me mette er cerone e io je lo metto a lei nel turbinio erotico di uno schizofrenico romanticismo delle alitate al formaggio che me fa addosso. Sto pe svenì. Altro. Che. Popper.
Arrivano le altre sorelle maledette.
LECCATEMI NON TALENTUOSI LECCATEMI.
dove sono, dove sono. Nuoto in un oceano di tavernello. Adesso ce siamo tutte. Siamo pronte per affidarci all’oscurità della notte. Ma. prima. sostiamo. davanti. al. locale. per. giochi. spinti. tra. noi. Un, due, tre stella. A girlfleshiona nun la batte nessuno. Cocktail, bevo. Mezzo litro de birra e vedo intorno a me demoni in pensione co no sputo de vita. Ma ancora. Me fanno. Paura.
Rew
Come cazzo j’è venuto in mente a questi de portamme a ostia, forse vogliono uccidermi. Sole ti odio. MI sento come lo sporco davanti al viakal, sto per sciogliermi.
Grida di bambini sulla spiaggia. Mare azzurro, vento caldo: che orrore. Meno male che era solo un’allucinazione.
questa è la storia de sirvergorl
Mi sembra che girlfleshona sta incollata a un vampiro half-price. MI avvicino al bancone e lecco l’adrenalina manuel agnelli style. E io appartengo a sto locale, sta musica assordante. Metto a foco che io ve ucciderei a tutti. Che campate a fa? Siete solo mediocri non talentuosi, inizierei da quella là appoggiata alla colonna che ride: ride, pare che capisce. La vita è dolore, oscurità. Un giorno i vermi rutteranno nel vostro cervello e allora la smetterete de ride.
io sono SIRVERGORL e questa è la mia storia