In barba alla noia
Restate tranquilli: non son che postille!
Le avventure a Tavola di Ronnie a Tivoli
Sfrecciava nella notte, correva a bordo della sua -Innocenti 4 marce- il nostro amico Oronzo Ponzipo, per gli amici Ronnie. Si teneva sveglio con sorsate di Caffè Borghetti, corretto con due gocce di Mastro Lindo, per sgrassare bene l’intestino. Dawid Bowie suonava in quella sola cassa: “we could be heroes, just for one day”, in cuor suo sapeva bene che lui manco per quello, mentre le ruote saltavano via a ogni dosso artificiale di Via Tiburto. A Tivoli mangi poco, giusto due pizzette alle Torri, se di mestiere fai l’investigatore privato. In fondo era Tivoli mica Città della Pieve, dove i Carabinieri ogni settimana sono più impegnati dei Ris di Parma.
Adottato dalla famiglia Ponzipo, a 18 anni incontrò la sua vera madre Ernestina Parapa, in concomitanza della morte della sua madre adottiva, Ponzipo senior si fece forza e confessò tutto al figlio. In qualche modo quei due cognomi gli avevano dato la vita e così pensò di unirli come simbolo di forza. Ernestina scomparve, schifata della sua conoscenza, attualmente vive in Brasile e di suo figlio dice: “Migghiu la peste”. Suo padre se ne andò poco dopo per un infarto quando gli confessò di voler buttare il diploma di perito agrario per quella carriera.. A Ronnie resta di lui solo l’Innocenti, le 4 marce e lo studio scavato nel tronco dell’Alberone, al centro della città.
Gli scarsi profitti forse derivavano proprio dal nome della ditta… Ogni volta che qualcuno telefonava sentiva dall’altra parte della cornetta:
-Parapaponzipo, di Ponzipo- e puntualmente la linea cadeva. Ronnie, era consapevole del nome ridicolo ma per quella profonda questione non poteva farne a meno.
A settembre 1998, fiero e baldanzoso come si conviene per ogni vero uomo, si presentò da un aggancio in zona, un certo Cicalone Settimio, per sciogliere un mistero e fare un salto di carriera…
Ronnie: “Mi hanno detto che sai tutto sul Tempio della Sibilla”
Cicalone: “Certo Oronzo, sono la persona giusta, cosa ti serve? Devi aprire un wine bar? Un lounge bar? Un punto d’informazioni per turisti?”
Ronnie: “No, vorrei capire perché da mezzo secolo c’è un ristorante all’interno del Tempio”
Cicalone: “Non è dentro, i tavolini sono intorno!”
Ronnie: “E non ti sembra uno scempio?” disse, scaldandosi un po’.
Cicalone: “Eccheccazzo Ronnie, non vedi che è settembre, e basta co ‘ste cazzate, ho da fare con i preparativi per la Sagra Del Pizzutello!”
E così il tentativo di riportare un po’ di dignità all’arte svanì, in fondo non c’era mai riuscito nessun assessore ai beni culturali, figuriamoci lui che della Fletcher aveva solo il muso da cane. Ronnie, però nutriva la necessità di vestirsi da paladino e così iniziò una nuova battaglia: scoprire come mai a Tivoli fioccassero in continuazione multe dei vigili urbani con la stessa facilità in cui si vedeva alle 18 ogni giorno, -una Punto della Municipale parcheggiata in divieto di sosta davanti Carlo Centro Calzature con la sua vigilessa a bordo che si era fermata giusto a prendere un chilo di pane, ripartire senza cinta parlando al cellulare-
Quella sera del 25 dicembre 2007, raccontava proprio questo Ronnie, seduto al Bar di Pica L’Automa, l’unico posto che trovereste aperto anche il giorno del suo funerale. Pica puliva con lo straccio il banco e Ronnie continuava: “e perché Flo, può parcheggiare davanti l’entrata di Villa Gregoriana, in pieno giorno e io no?”
Pica, si fermò un attimo tirò via lo straccio con un colpo secco e disse, per la prima volta dopo quindici anni, una frase: “Perché non conti un cazzo Ronnie”